Hind Rajab aveva cinque anni. Nel gennaio del 2024 rimase intrappolata in un’auto a Gaza insieme ai suoi familiari. Per ore parlò al telefono con gli operatori della Mezzaluna Rossa palestinese, chiedendo aiuto, mentre i soccorritori tentavano di raggiungerla. Dall’altra parte della linea qualcuno continuava a rassicurarla, a non lasciarla sola.
Oggi Hind non é più soltanto una bambina palestinese. È diventata la voce di tutti i bambini che, nelle guerre, chiedono aiuto senza sapere perché il mondo non riesca ad arrivare in tempo.
Quelle conversazioni sono diventate The Voice of Hind Rajab, il film della regista Kaouther Ben Hania presentato alla Mostra del Cinema di Venezia. Un’opera che ricostruisce quelle ore attraverso le voci di chi cercò disperatamente di salvarla. Ed è qui la sua forza: non il campo di battaglia, ma una sala operativa. Il luogo dove qualcuno continua a rispondere al telefono quando il mondo sembra aver smesso di ascoltare.
La voce di Hind continua a risuonare nel film e nella memoria di milioni di persone. Ma, ai WEmbrace Awards, quella voce trova un’eco speciale.
È la voce della mamma di Hind. Una donna che ha trasformato il dolore più grande in una responsabilità verso il futuro. Una voce che raccoglie l’eredità di Hind e ci ricorda ciò che non deve essere dimenticato.
Perché ricordare Hind significa questo: che quando il mondo è pronto a voltarsi dall’altra parte, la voce di una bambina di cinque anni e quella di sua madre continuano a chiamarlo per nome e gli impediscono di farlo.
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