Yusra Mardini ha attraversato il mare nuotando per sopravvivere. Oggi attraversa il mondo per ricordare che dietro ogni parola – rifugiato, guerra, confine – c’è prima di tutto una persona.
Fuggita dalla Siria nel 2015, Yusra è diventata simbolo globale quando, dopo il viaggio verso l’Europa, ha gareggiato per il Refugee Olympic Team a Rio 2016 e Tokyo 2020. Ma la sua storia non si è fermata all’immagine potente dell’atleta che arriva ai Giochi dopo aver perso tutto. Oggi Yusra è Goodwill Ambassador UNHCR, autrice, protagonista della storia raccontata nel film The Swimmers e fondatrice di realtà che usano lo sport come strumento di integrazione, salute, fiducia e appartenenza per giovani rifugiati.
La parte meno scontata, e forse più vera, è che Yusra è tornata in Siria dopo dieci anni. È tornata nei luoghi da cui era fuggita, riattraversando memoria e trauma, non per chiudere il passato ma per portare aiuto e dire che la ricostruzione comincia anche dal coraggio di guardare di nuovo ciò che ha fatto male. Yusra non rappresenta solo una storia di salvezza. Rappresenta una generazione che chiede di non essere definita dalla fuga, ma da ciò che riesce a costruire dopo.
“Refugees are not numbers. They are people with dreams, skills and futures.”
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